Attraverso le mie opere esploro le infinite metamorfosi della materia plastica e della sua percezione, ne estremizzo il paradosso: un’essenza artificiale che diventa metafora e proiezione della nostra stessa condizione umana e artificiale, aprendo lo sguardo a una nuova forma di Sostenibilità Speculativa.

Con le colle
Modifico oggetti e immagini dando forma ai miei “modelli molli”, forme in costante mutazione dove oggetti, paesaggi e figure trasfigurano ridefinendo la propria essenza e identità.
Nelle mie opere i volti perdono la propria fisionomia, gli spigoli si ammorbidiscono, le luci si sfumano, esattamente come accade ai nostri ricordi che, evocazione dopo evocazione, diventano meno precisi, quasi trasparenti…
E’ questa una dimostrazione quasi filosofica della perdita del senso concreto della realtà: rappresentazione delle differenti condizioni percettive, che la moderna psicologia interpreta come momento della memoria.
Ed è proprio la memoria che intendo fissare, rievocando le immagini e gli oggetti per poi sommergerli in una stratificazione quasi archeologica. Talvolta la realtà traspare nella sua immutabile oggettività, talaltra si deforma e assume i contorni sfumati del sogno, quasi una ricostruzione figurale della psyche umana, dei meccanismi misteriosi attraverso i quali conserva o stravolge i dati dell’esperienza, per restituirli poi come elementi nuovi e costitutivi di una personalità in costante evoluzione.
Nel quarto volume di Alla ricerca del tempo perduto, Proust si riferisce alla memoria e alla sua funzione
Non è inutile un po’ d’insonnia per apprezzare il sonno, per proiettare un po’ di luce in quella notte. Una memoria senza cedimenti non è un eccitatore molto potente per studiare i fenomeni della memoria.


